Se il tuo conto in banca potesse parlare, probabilmente ti direbbe: “Non sono in crisi per il mutuo, ma per quei mille piccoli ‘ma sì, dai, che sarà mai’!”.
La risposta potrebbe essere…si vive anche di piccoli, insensati, piaceri…
Oppure potrebbe essere…okay, forse posso iniziare a guardare un po’ quanti piccoli piaceri mi concedo…
Nei due contenuti precedenti (“Il tabù del denaro” e “Minimalismo Finanziario: Taglia, scegli, costruisci“) abbiamo intrapreso un viaggio di scoperta e consapevolezza del nostro rapporto con il denaro.
Hai “riunito” entrate ed uscite, hai recuperato spese fisse, spese inevitabili ed eventuali e calcolato la differenza con le entrate (con il nostro file occorrono pochi minuti perché ha formule pre impostate ).
Abbiamo già dei dati importanti.
Ora possiamo lavorare su due fronti.
- Individuare lo spreco evidente, cioè ciò che già prima facie, dopo questi semplici passaggi, ci appare superfluo (troppe colazioni o pranzi fuori, bottiglie di acqua in plastica invece di una comoda borraccia, snack, acquisto di doppioni per la casa, giochi in serie per i bambini,…).
- Lavorare sul nostro concetto di necessario. È evidente infatti, che se nel nostro concetto di necessario includiamo pranzi fuori tutti i giorni, abbonamenti a mille piattaforme e riviste che non leggiamo mai o abiti che poi restano con i cartellini appesi, doppioni di oggetti che teniamo per sicurezza o casomai dovesse rompersi qualcosa (🧐), dobbiamo forse lavorare anche sull’esatta costruzione di questa categoria.
Devo confessare, che anche io, in passato, non sono stata esente da meccanismi che mi facevano fare cose davvero insensate. Del tipo, acquistare 10 grembiuli per l’asilo per avere una copertura di due settimane nel caso non avessi avuto tempo per stirare durante la settimana ! (che vergogna…😁).
Senza timori, dobbiamo iniziare.
Prima, però, una precisazione, si rende necessaria: qui su ApriSpazi non troverai sermoni moralistici sul non concederti un caffè al bar o sul sentirti in colpa per un piccolo piacere.
Il punto non è eliminare ogni piacere, ma chiederci: quale valore reale mi porta questo bene o servizio in rapporto al costo che sostengo per averlo?
Il nostro intento è costruire consapevolezze per farne, però, una base di partenza per studiare ed avviare strategie pratiche, strumenti concreti di crescita personale.
Perché la verità è semplice: senza soldi non c’è possibilità di crescere davvero, né di aprire spazi per i tuoi sogni.
Ogni volta che dici “sì” a una spesa inutile, stai dicendo “no” a qualcosa di più grande: il viaggio che sogni da anni, quel progetto di lavoro che scalpita nel cassetto, l’idea che potrebbe cambiarti la vita. Imparare a tagliare non significa rinunciare: significa fare spazio al futuro che desideri davvero.
Non servono sermoni: servono strategie.
Coltivare pensieri motivanti
Cominciare a pensare che ogni euro speso in cose superflue è un “no” a un sogno, a un progetto, a una crescita possibile.
Porsi nella prospettiva nella quale tagliare il superfluo non è privarsi, ma è scegliere cosa far crescere davvero.
Del resto, è facile, quando si toccano argomenti così importanti e spinosi, cadere nella banalità e rischiare di costruire argomentazioni impeccabili, forbite e dense di citazioni interessanti, che però, spesso, peggiorano le cose, facendoci sentire sbagliati ed aumentando il nostro senso di colpa.
Con l’ovvia e naturale conseguenza di allontanarci ancor più da ciò che dovrebbe rappresentare l’avvio di un percorso di miglioramento importantissimo, capace di incidere su tante aree della nostra vita.
Pensiamoci.
Vogliamo cambiare lavoro? Abbiamo voglia di crescere? Abbiamo bisogno di un fondo che ci permetta di formarci e di fare quel salto di qualità.
Vogliamo cambiare casa? Abbiamo bisogno di una base economica che ci consenta di affrontare un trasloco ed alcuni eventuali cambiamenti ed adattamenti da fare per soddisfare esigenze nostre e della nostra famiglia.
Gli esempi potrebbero continuare ancora.
Ci siamo intesi, però.
Partendo da qui, però, vorrei proseguire proficuamente, invitandoti all’azione e non alla reazione.
Vorrei, se possibile, evitarti quel senso di inadeguatezza e quella costante sensazione di essere ormai troppo in ritardo per fare qualcosa, troppo indietro rispetto ad altri o a chi ha realizzato quel qualcosa che tanto vorremmo.
Fortuna o impegno?
Questo argomento, apparentemente teorico ma denso, in realtà, di informazioni e strategie applicabili concretamente, lo abbiamo approfondito in una recensione di un libro, scritto da una neuroscienziata giapponese, (puoi trovare la recensione qui): ti invito a leggerla insieme a questo contenuto, perché è un tema che ritorna spesso, che fa eco ai tentativi di crescita, che blocca la leva del cambiamento, lasciandoci in una immobilità affossante: l’idea che tutto, o molto, dipenda dalla fortuna.
Piccolo spoiler: l’impegno ed un cambio di rotta possono fare davvero la differenza!
Spese inevitabili
Il concetto di necessario, dunque, è centrale per poter lavorare sulle spese inevitabili e su quelle eventuali.
Se le spese inevitabili, come il termine suggerisce, sono quelle che, per il momento, o comunque a breve termine, non possiamo proprio evitare (mutuo/affitto, finanziamenti, utenze, rca, assicurazioni, …), quelle eventuali ci danno un ampio margine di manovra per poter cambiare le nostre abitudini di spesa.
Sulle spese inevitabili ci torneremo presto, perchè ci sono tante cose che possiamo fare, per il momento è importante provare a restrinegere questo campo, sfoltendo le spese eventuali e raggiungendo la consapevolezza su cosa sia davvero inevitabile.
Ancora una volta la difficoltà e, allo stesso tempo, la possibilità che questo percorso funzioni per te, dipende da quanto la strategia sia calata su di te, sulle tue esigenze e sulle tue idee.
Il concetto di eventualità è sicuramente soggettivo, ma è anche un costrutto dato non una volta per tutte, sul quale ci sono notevoli margini di miglioramento.
Spese eventuali
Una spesa è eventuale quando:
- non risponde ad un bisogno immediato e reale;
- può essere eliminata senza conseguenze;
- porta una soddisfazione momentanea ma non duratura;
- nasce dall’automatismo o dall’abitudine (come gli abbonamenti che dimentichiamo di usare).
Facciamo qualche esempio:
- Abbonamenti streaming multipli: ne servono davvero tre contemporaneamente?
- Servizi premium (palestra di lusso, versioni “gold” di app, spedizione super rapida) che spesso non aggiungono reale valore.
- Caffè e snack fuori casa quotidiani: piccola spesa che diventa grande, su base mensile.
- Gadget tecnologici aggiornati troppo spesso: l’ultimo modello aggiunge davvero valore o solo status?
- Abiti acquistati per noia, più che per reale bisogno.
- Acquisti usa e getta, che inquinano le nostre tasche e l’ambiente ( ad es. acqua in bottiglie di plastica).
A ben vedere, accanto al costo effettivo queste spese contengono anche costi accessori nascosti, in termini di:
– Tempo: se pago un servizio ma non lo uso, sto perdendo anche tempo mentale nel gestirlo.
– Energia: oggetti e servizi non usati generano disordine e distrazione.
-Manutenzione/gestione: un gadget elettronico nuovo comporta accessori, cover, aggiornamenti, assicurazioni.
– Spazio occupato: un bene non essenziale deve comunque trovare posto in casa.
Da dove partire?
Dalla consapevolezza, tanto per cambiare.
Prova ad usare la nostra semplice tabella.
E’ composta da sei colonne, nelle quali ho elencato i criteri sui quali vale la pena riflettere, mettendo nero su bianco le nostre considerazioni.
Mi raccomando, elenca in tabella le spese che potresti ( non che vuoi) eliminare o ridurre; affinché funzioni, non devi porti ancora in una prospettiva di taglio, ma solo di visualizzazione di tutto ciò che ha un costo e che non appartiene alla categoria dell’inevitabile.
Una volta completata la tabella, scorri le varie voci e prova ad annotare o a riflettere sul tempo che dovresti dedicare al singolo servizio/bene per poterne godere appieno.
Io ho capito, ad esempio, che usare un servizio di audiolibri mi toglieva il piacere della lettura e di poter ritrovare quelle parole sfogliando le pagine del libro letto ed ho annullato l’abbonamento: quel servizio, che sembrava essenziale per poter leggere di più, non mi è mancato neanche un minuto!
L’abbonamento mensile per avere più giga per tenere tante foto tutte alla rinfusa, doppioni di files, ed altro: me ne sentivo schiava, ho selezionato solo quelli realmente necessari, eliminando doppioni e foto inutili ed ho acquistato un hd esterno.
Schiavitù finita!
Riassumendo:
- Fai un check mensile: controlla i movimenti bancari e individua le spese ricorrenti che puoi ridurre.
- Valuta con la tabella: se il valore percepito è inferiore a 7 e i costi accessori sono alti, taglia o riduci.
- Sperimenta periodi di pausa: sospendi un abbonamento per un mese e valuta se ti manca davvero.
- Sostituisci con alternative semplici: un libro cartaceo che davvero vuoi leggere invece di tanti audiolibri che non sono davvero di tuo interesse.
- Fai attenzione agli acquisti impulsivi: sii consapevole delle promozioni e degli sconti, che possono spingerti a comprare oggetti di cui non hai realmente bisogno.
- Cerca servizi duplicati: controlla di non avere più servizi che includono le stesse prestazioni o prestazioni simili ( ad es. l’abbonamento ad Amazon prime include film, serie, ed anche uno spazio cloud);
- Conserva solo ciò che porta gioia e utilità reale.
Io ho imparato che quando pago per una singola cosa, anziché averne tante, il piacere raddoppia: ho davvero il tempo che occorre per goderne appieno e sfruttarla al meglio e la seleziono con attenzione, per cui difficilmente mi ritrovo sommersa da tante cose, delle quali solo pochissime sono davvero valore aggiunto per me.
Fidati e…provaci!
Raccontaci cosa accade, scrivici ad info@aprispazi.com e commenta sui nostri social.
E ricorda…semplificare è un atto rivoluzionario…e benefico! 😉


