Riannodare i fili: fare le pulizie di primavera… nella mente
Si avvicina la primavera e, non si sa bene perché, questa stagione viene sempre associata al rinnovare, pulire e rinfrescare le nostre case.
È un ottimo modo per prepararsi alle giornate che si allungano, allo stare un po’ più all’aperto ed al tempo con le persone che amiamo.
Ma allora perché non prepararci anche sgomberando la mente da tutto ciò che la appesantisce e che ci impedisce di vivere davvero il tempo per noi?
Sgomberare la mente.
Un mantra da tenere ben presente.
Carico mentale ed improduttività
Nel famoso metodo GTD (Getting Things Done), David Allen pone proprio l’atto del radunare e ripulire come primo passo per ritrovare sintonia con il proprio mondo.
Una mente traboccante di pensieri e idee è, paradossalmente, una mente improduttiva.
Allen lo spiega così:
“Non saprete mai quanta parte della vostra attenzione viene tenuta in ostaggio da uno spazio fisico fino a quando non farete un vasto lavoro di pulizia… Io ho un motto: nel dubbio svuota un cassetto”.
La nostra mente non è fatta per conservare informazioni, ma per generare idee, spunti e riflessioni.
Se queste non vengono raccolte e poi elaborate nel momento giusto, finiscono per intasarci.
Allen descrive bene questa illusione:
“La nostra mente ha la capacità seducente di convincerci che ciò a cui stiamo pensando è così chiaro che non lo dimenticheremo. Naturalmente, due minuti dopo stiamo già pensando a qualcos’altro… e il primo pensiero è sparito”.
Quel pensiero, però, non è davvero sparito: rimane in una sorta di RAM mentale, consumando energia e riducendo la nostra capacità di concentrazione.
Possiamo, quindi, portarci a casa due piccole perle di saggezza:
-la nostra mente è fatta per generare idee, non per conservarle;
-la nostra mente non riesce a concentrarsi davvero su più di una cosa alla volta.
Il risultato?
Dobbiamo liberare spazio.
Il primo passo: esternalizzare
Il primo e fondamentale passo è semplice: scrivere tutto.
Impegni, pensieri, micro-attività, decisioni rimandate.
Senza ordine. Senza categorie.
Quando esternalizziamo ciò che ci gira in testa, riduciamo la tensione generata dai cosiddetti “circuiti aperti”.
È una sorta di backup mentale.
Sviluppare questa abitudine di raccolta è la competenza più importante.
Nessuna app miracolosa o metodo ultra sofisticato potrà sostituirla.
Serve solo una cosa: esercizio costante.
Un blocchetto per gestire le interruzioni
Le idee, si sa, arrivano sempre nei momenti sbagliati: mentre giochiamo con i nostri figli, mentre guidiamo o mentre stiamo lavorando.
Per questo servono due passaggi fondamentali.
Step 1 – Accettare che la mente va svuotata spesso e continuamente.
Step 2 – Avere sempre uno strumento per farlo.
Io, ad esempio, ho piccoli blocchi note ovunque.
Sono una grande fan della tecnologia e dell’automatizzazione, ma scrivere su un blocchetto “alla tenente Colombo” per me resta un piacere insostituibile.
Se proprio non posso usare carta, utilizzo un’app molto semplice: Google Keep.
Ti abbiamo parlato dell’utilità e dei possibili usi di questa app anche in questi altri contenuti, puoi trovarli qui e qui.
Come vedremo nel metodo ApriSpazi, dopo la raccolta arriva una fase fondamentale: la rielaborazione di tutto ciò che abbiamo annotato.
Il potere degli appunti (anche nelle piccole cose)
L’abitudine di scrivere tutto ha potenzialità enormi.
Ci aiuta, ad esempio, a gestire le continue interruzioni: notifiche, colleghə, richieste improvvise mentre stiamo lavorando.
Scrivere ciò che ci viene chiesto — a meno che non sia un’urgenza — permette di non perdere il filo e di tornare al compito che stavamo svolgendo.
Non ridete di me, ma io prendo appunti anche quando parlo al telefono con mia madre o con un’amica, oppure quando ascolto un audio lunghissimo su WhatsApp.
Sapete perché?
Perché ero stanca di scorrere chilometri di chat per ritrovare una richiesta o un dettaglio.
Ora prendo appunti e, quando arriva il momento di lavorare su ciò che ho raccolto, incasello le informazioni nel posto giusto.
Ho imparato ad afferrare l’input.
Attenzione: non basta scrivere
Potrebbe sembrare che la soluzione sia tutta qui: prendere appunti.
In realtà non basta.
Se ci fermiamo a questo punto rischiamo di convivere con montagne di post-it, blocchi note e registrazioni audio.
Insomma: mente sgombra, casa e ufficio infestati.
Una volta raccolti i materiali — le nostre “materie prime” — dobbiamo elaborarli.
Il metodo ApriSpazi
Su ApriSpazi partiamo proprio da qui, dal costruire un sistema semplice che ci aiuti a:
- fare spazio nella mente;
- continuare a fare “manutenzione” per impedire che la mente si “riempia di nuovo”;
- elaborare questo materiale “grezzo” per trasformarlo in obiettivi, procedure, azioni da intraprendere.
Conclusione
Il primo passo è fatto: abbiamo scritto, e così abbiamo liberato spazio ed alleggerito la mente.
Ora serve un sistema per non riempirla di nuovo.
Una sorta di manutenzione.
Per aiutarti in questo primo, piccolo, ma grande cambiamento, abbiamo preparato una guida pratica che ti aiuterà a partire senza rigidità e senza stress.
Puoi scaricarla qui.
Nel prossimo contenuto, inoltre, vedremo come trasformare queste note in un sistema semplice e sostenibile.
Come dice David Allen:
“Aumentando costantemente del 10% la quantità di cose che mettete per iscritto, la vostra vita cambierà decisamente in meglio”.
Noi non scriviamo per essere più produttivə.
Scriviamo per essere più presentə.
Perché semplificare non significa fare meno.
Significa fare spazio.
E ricorda…semplificare è un atto rivoluzionario.
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Scegli ciò che ti fa stare bene!


