"Succede sempre qualcosa di meraviglioso" di Gianluca Gotto
Ci illudiamo, soprattutto quando tutto va a gonfie vele, che quella situazione possa restare immutabile.
Ci opponiamo con tutte le nostre forze al cambiamento.
Ci aggrappiamo alle relazioni, alle persone, alle situazioni, anche a quelle che ci impediscono di spiccare il volo.
E’ così che si sente, il protagonista di questo romanzo.
Nel giorno del suo venticinquesimo compleanno esprime un unico desiderio: che tutto resti così com’è.
Ma la vita si incarica di presentargli, inesorabilmente, e crudamente, il conto, togliendogli, una per una, le cose più care, il suo lavoro ed il sogno di una carriera promettente, la sua fidanzata ed alla fine, il suo amato nonno.
La voglia di vivere si spegne pian piano, ed il nonno, ben consapevole della situazione del nipote, dopo averlo spinto a mettersi in moto, a pedalare ogni volta che lo tristezza lo assale, lo spinge, come suo ultimo atto di volontà, a fare un viaggio in Vietnam.
L’incontro con Guglielmo, chiamato Guilly, è l’incontro con la parte resiliente di noi, è la possibilità di costruire sulle macerie attraverso una luce diversa ed un differente modo di stare al mondo.
Nel suo romanzo “Succede sempre qualcosa di meraviglioso“, Gianluca Gotto intreccia poesia e ricerca interiore in una storia che parla di perdita, viaggio e rinascita. È un libro che non offre soluzioni facili, ma direzioni possibili. E questa differenza è tutto.
Lo abbiamo sentito vicino al nostro modo di vedere il mondo: meno controllo, più consapevolezza. Meno rumore, più essenziale.
Perdersi per ritrovarsi
Il viaggio che attraversa la narrazione non è solo geografico. È un movimento interiore. Il nonno non chiede al protagonista di partire per lui, ma per sé stesso. Per guarire. Per guardarsi senza filtri.
Qui emerge un tema potente: non possiamo cambiare gli altri, ma possiamo cambiare noi stessə. Non possiamo decidere come andranno le cose, ma possiamo scegliere come stare dentro le cose.
È una prospettiva che libera. Perché sposta il centro della responsabilità dentro di noi, senza trasformarlo in colpa. È una chiamata alla maturità emotiva: smettere di opporsi al flusso della vita ed imparare ad attraversarlo.
L’essenziale come pratica quotidiana
Una delle immagini più toccanti è quella della donna che sa di essere vicina alla fine. Eppure ogni giorno si alza, nutre le galline, cura l’orto, sistema il giardino. Tiene in ordine il suo piccolo mondo.
Sa che non può controllare la malattia. Ma può controllare come vivere il tempo che resta.
«Tenendo ordinato il suo piccolo mondo, terrà ordinata anche la sua mente.»
In questa scena c’è una forma profonda di minimalismo: non come estetica, ma come scelta esistenziale. Occuparsi di ciò che dipende da noi. Lasciare andare ciò che non possiamo governare.
Non possiamo sapere se i nostri progetti si realizzeranno. Ma possiamo fare del nostro meglio ogni giorno.
Non possiamo obbligare qualcuno ad aiutarci.
Ma possiamo scegliere di essere persone integre.
Lo spazio che ci circonda è in dialogo costante con il nostro mondo interiore.
Abbiamo approfondito questi temi anche in altri contenuti precedenti: puoi trovarli qui e qui.
Il distacco che restituisce
Nel libro si parla di attaccamento come fonte di sofferenza. Quando ci liberiamo dall’illusione di controllare tutto, quando smettiamo di trattenere ciò che non ci appartiene più, resta qualcosa di prezioso: noi stessə.
Non è un invito al distacco freddo, ma alla fiducia. Alla capacità di restare centrati anche quando il mondo cambia forma.
In questo senso, la resilienza raccontata da Gotto non è eroica. È quotidiana. È fatta di piccoli gesti coerenti, di scelte ripetute, di presenza.
Il simbolo del ginkgo biloba
Nel romanzo compare anche il ginkgo biloba, un albero antichissimo, capace di sopravvivere a condizioni estreme. Le sue foglie, dalla forma inconfondibile, sono simbolo di forza e rinascita.
Il Ginkgo biloba è un sopravvissuto della storia, resistente e longevo. Non è un caso che venga scelto come immagine di trasformazione. E non è un caso che lo sentiamo così vicino: rappresenta la possibilità di ricominciare, anche dopo le fratture più profonde.
Ricominciare da sé
Succede sempre qualcosa di meraviglioso è un racconto di luce che attraversa l’ombra. Parla di coraggio, ma non quello spettacolare. Parla del coraggio silenzioso di chi decide di ripartire da sé.
È un invito a non opporsi alla vita, ma a collaborare con essa. A smettere di aspettare che tutto sia perfetto per iniziare a vivere con intenzione.
E forse il messaggio più potente è proprio questo: anche quando tutto sembra fermo o spezzato, qualcosa di meraviglioso sta già accadendo. Dentro di noi.
“Non tutte le tempeste arrivano per rovinarti la vita. Alcune arrivano per ripulire la tua strada”.
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