“ Con te e senza di te” di Osho
“In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dá e resta semplicemente a vedere che cosa accade…”
Questo libro è un piccolo gioiello, che riesce a scardinare l’idea che in nome dell’amore ci si debba sacrificare o rinunciare a parti di noi e l’idea di relazioni sociali e personali quali luoghi di doveri e formalità vuote.
L’amore non conosce doveri: il dovere è un peso é una formalità…l’amore è condivisione; l’amore è informale.
Questa visione ci ha fatto riflettere sul potere dell’autenticità e della spontaneità.
Siamo di nuovo lì…nella contemplazione della potenza dello svelamento, dell’importanza di accantonare il teatrino delle finzioni e delle infinite sfumature che diamo alle nostre difese ed alle nostre paure, dando loro i nomi più svariati, nell’illusione di poter vivere senza paura e senza dolore.
Osho ci conduce nelle stanze del nostro voler essere e non dover essere, tracciando un cammino fatto di autenticità e spontaneità.
Ma come si fa ? Quale è la strada da percorrere per non essere mai più un mendicante?
La strada, come in tutte le cose complesse, non è un percorso unico, ma è lastricata di tanti pezzetti di sagge decisioni ed attente riflessioni che possono guidarci nel cammino.
ll primo pilastro consiste nell’evitare le relazioni che si nutrono del senso di colpa, di una infinita catena di dover dire, dover fare, di falsificazioni quotidiane e senza le quali non rimarrebbe più nulla. Basandosi sul mero dovere, prosciugano tutta la nostra energia e ci lasciano vuoti ed in balia di costrizioni e di forzature del tutto inutili ed inconferenti, che non ci danno nulla.
Riaffermiamo, invece, sempre e comunque la bellezza dell’unico dovere che dovremmo avere nei confronti di noi: il nostro dover essere sempre…noi stessi.
Scegliamo sempre e comunque prima noi stessi, scardinando le credenze limitanti che bollano come egoismo l’amor proprio e la lucida distinzione tra ciò che ci fa stare bene e ciò che ci affossa e ci limita, in nome di un non meglio identificato sentimento chiamato, del tutto impropriamente, amore.
L’amore si nutre della grandezza del nostro io, che non può crescere senza uno spazio ed una dimensione autonoma, preliminare ed indipendente.
Se non sei egoista, non sarai altruista. Solo una persona profondamente egoista può essere altruista.
Questo è un passaggio del libro che conduce a riflessioni che potrebbero sembrare, prima facie, scontate ma che, riflettendo, nella nostra quotidianità non riusciamo a tener sempre presenti in noi.
L’elemento fondamentale è essere centrati su di sé e cercare costantemente la propria felicità.
Questo, a volte, ci può sembrare una visione egocentrica, che può indurci il dubbio di poter sembrare superficiali, gretti, poveri di spirito.
E’ più figo dimostrare a tutti quanto siamo bravi, protesi per gli altri, sempre impegnati ad aiutare il prossimo…ma se questo non contempla anche un tempo per noi, per la nostra serenità e crescita spirituale, sarà un fatuo e vano apporto…
Cosa possiamo dare agli altri se non abbiamo un nostro piccolo patrimonio da consolidare, coltivare?
Quali rose possiamo offrire se non curiamo il nostro giardino?
Dobbiamo imparare a non sentirci in colpa nel dare centralità a noi stessi anche, e non solo, per dare agli altri.
Senza cadere nella trappola della scusa, senza pensare di doverci raccontare questo per dare senso e valore al nostro centrarci.
Partiamo, dunque.
Ovunque siamo, in qualunque punto della nostra vita ci troviamo, non facciamoci ingabbiare in un ruolo, di madre o padre, di moglie o di marito, di innamorata/o…coltiviamo un nostro nucleo vitale, un nostro centro, palpitante e denso, ricco di ciò che siamo, prima ed al di là dei nostri ruoli…è li che potremo tornare ogni volta che ci sentiamo in difficoltà, è da lì che ripartiremo per ogni nostra nuova evoluzione, è lì il centro dal quale trarremo tutte le energie ed il materiale per nuove edificazioni, per i nostri cari, per i nostri figli, per tutti coloro che ci circondano e che avranno di noi solo il meglio e non il nostro tutto.
Traendo spunto da queste riflessioni, possiamo provare a modificare, gradualmente, la nostra quotidianità, aprendo, progressivamente, piccoli pezzetti di spazi dedicati soltanto a noi.
Gradualità e piccoli step sono due elementi chiave per giungere ad un cambiamento che possa essere duraturo e sereno.
Cosa ti piacerebbe introdurre nella tua giornata? Prova a pensare a qualche piccolo momento che ti dà serenità, che ti ricarica, che ti fa sentire viva/o.
Un tramonto ? Contemplare il cielo bevendo un caffè in silenzio? Leggere una piccola pagina di un libro? Scrivere?
Non serve ripromettersi che prima o poi lo farai…devi prendere appuntamento con te stesso/a, riservarti un piccolissimo ( almeno inizialmente) spazio in agenda per fare una cosa per te.
Poi, gradualmente, ne inserirai altre, oppure aumenterai il tempo da dedicare a quei piccoli momenti di rinascita, che amerai sempre più.
A volte, quando ne sento il bisogno, prima di rientrare a casa dopo il lavoro, mi fermo in auto, in silenzio, assaporo quello spazio senza rumori, senza sollecitazioni e mi ritrovo, per ricentrarmi.
Ho imparato, con il tempo, e da quando uso Calendar per organizzare le mie giornate, a lasciare un piccolo spazio ogni giorno, nel mezzo dei tanti impegni lavorativi, personali e familiari, per me, anche solo pochi minuti.
Scriverlo e visualizzarlo nel calendario mi spinge a non rinunciarci, a rispettare l’impegno preso.
Provaci e facci sapere se funziona anche per te! Lasciaci anche suggerimenti o dubbi scrivendoci ad info@aprispazi.com o lasciando un commento sui nostri social: ogni voce apre nuovi spazi.
E ricorda…semplificare è un atto rivoluzionario…e vitale!
Se vuoi immergerti nella meraviglia di questo bellissimo libro, puoi trovarlo qui oppure qui.


